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La Rivista 








EDITORIALE

Inserito da segreteria regionale il Sab, 15/03/2008 - 15:24
Anno: 
2008
mese: 
02-Febbraio
Autore Articolo: 

DARIO GUAZZONI

 

Il Corriere della Sera e gli amministratori

Il maggior quotidiano italiano dedica due pagine alle problematiche
del condominio e premia la serietà Anaci. Il Legislatore non può più tacere

E' la mattina di  giovedì sette e alle otto ti ritrovi sul telefonino un messaggio dell'amico vice presidente vicario Claudio Bianchini "Leggi subito il Corriere, pagi­na dodici e tredici; si parla di noi".
Lo chiamo e Claudio mi dice (è senz'altro più mattiniero del sottoscritto!) di avere già sfogliato il Corrierone dove alla professione dell'ammini­stratore ed ai relativi problemi sono dedicate ben due pagine.
In occhiello di prima pagina lo notiamo subito in edicola è scritto "Condomini, il boom degli am­ministratori".
Ed intanto, non è la prima volta che i giornalisti (spiace dirlo perché anche noi facciamo parte della categoria) peccano di ignoranza.
Il plurale di condominio è CONDOMINII, con due I; mentre CONDOMINI con una I sola è il plurale di condomino.
Transit! evidentemente i maestri e le maestre ele­mentari delle nuove generazioni avrebbero biso­gno (anziché imporle ai propri allievi) di qualche personale ripetizione da parte nostra che costi­tuiamo la parva senectus!
Ma proseguiamo: l'articolista si sofferma sul nu­mero folle in Italia degli amministratori: trecen­tomila!
I dati provengono da una rilevazione del CEPI uno dei tanti istituti evidentemente dove i buro­crati imperano; ove nei salotti vellutati di rosso si ritiene di poter imperare.
Di questi trecentomila, l'articolista poi scende (ed è qui che finalmente sta il vero) a quarantamila professionisti; veri professionisti e non dilettanti. Che dilettanti, cioè amministratori degli altri due­centosessantamila sono coloro i quali ammini­strano l'immobile in cui abitano.
E dei quarantamila, settemila aggiunge l'articolista sono associati ANACI.
E puntualmente, qui gli siamo grati.
A dispetto di altre associazioni di categoria che pubblicizzano di avere venti/trentamila associati il Corriere evidenzia che quasi il venti per cento degli amministratori professionisti (precisamente il diciassette e cinquanta per cento) sono associa­ti ANACI.
E qui, e gliene siamo grati, ci rende quella giusti­zia e quella considerazione che ANACI si meri­ta.
E prosegue riportando la voce di un cittadino "partecipo ai corsi ANACI e posso dire che so­no molto impegnativi due ore settimanali da ot­tobre a maggio - si parla di ANACI Milano - con materie che spaziano da Codice Civile ai re­golamenti condominiali fino alla parte più prati­ca".
E qui, soffermandoci su quanto detto, siamo ve­ramente grati all'articolista.
Nessuna delle altre ASSOCIAZIONI concor­renti (che rispettiamo) è in grado di dare come cultura, aggiornamento e professionalità quanto dà ANACI.
Costituendo il condominio l'ottanta per cento della proprietà immobiliare italica, nell'ammini­strazione del condominio non si può più essere dei dilettanti come sino ad una ventina d'anni orsono.
L'amministratore professionale quali sono i gio­vani ed i meno giovani che frequentano ANACI debbono avere una pluralità di conoscenze onde evitare che in Condominio sorgano il dissenso, l'incomprensione e la lite.
Ed oltre alla cognizione di diritto del lavoro, di diritto amministrativo, di sicurezza nel cantiere, di assicurazione, di impiantistica in genere l'am­ministratore deve avere una grande dote: deve essere anche psicologo per entrare nelle più svariate mentalità del macrocosmo condominiale che spazia dalla persona più modesta al big della cultura e del­la finanza.
Ed allora considerando finalmente l'importanza che il massimo quotidiano nazionale ha dato al pro­blema condominio è ora che il Legislatore (a livello nazionale, regionale o provinciale) prenda in esame la creazione di un registro che annoveri a pieno ti­tolo coloro i quali amministrano professionalmen­te, che hanno partita IVA che hanno una iscrizione INPS ed INAIL per i dipendenti di studio, che alla emissione di ogni propria parcella o fattura, la si chiami come si vuole, anticipano allo Stato imposi­tore il 20% della parcella stessa quale acconto di im­posta.
E con questa ufficialità si pensi ad un tariffario pro­fessionale in modo che l'utenza cioè i condomini sappiano che certi compensi minimi, bassi, irrisori non possono essere corretti.
Perché gli studi professionali costano, il lavoro è pieno di insidie, il rapporto con la clientela talvolta è difficile; in certi ambienti, dicono i colleghi, addi­rittura drammatico.
Senz'altro il tariffario più corretto rispondente alle caratteristiche dell'immobile sarebbe a percentuale. Più lo stabile è impegnativo, più è dotato di servizi, il totale del rendiconto aumenta.
E quindi una percentuale sul totale del rendiconto aggirantesi attorno al cinque per cento, sarebbe sen­z'altro un compenso corretto per l'amministratore (ed anche aggiungiamo noi personalmente, che ol­tre che amministratori siamo condomini) di garan­zia all'utenza di un giusto compenso per un corret­to rapporto professionale.

Dario Guazzoni