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La Rivista 








EDITORIALE

Inserito da segreteria regionale il Sab, 15/12/2007 - 16:15
Anno: 
2007
mese: 
11-Novembre
Autore Articolo: 

Dario Guazzoni

Riscaldamento ... istruzioni per l'uso
Con l'arrivo del freddo si accendono le caldaie e scoppia la polemica sull'inquinamento.                                                
Noi ribadiamo che con la logica si potrebbe avere lo stesso "caldo" in casa, risparmiare gasolio (quindi soldi) e inquinare molto meno

 La nostra personale idea fissa è sempre la stessa. I riscaldamenti, cioè l'accensione delle caldaie dalla metà ottobre alla metà aprile, inquina ma non quanto ci si vorrebbe far credere.
Saremo fissati , lo torniamo a dire, ma l'addossare la gran parte dell'inquinamento alle caldaie ci con­vince a metà, per essere generosi.
Nella prima settimana di ottobre nella nostra città di Milano con temperature minime di quindici gradi ed oltre, e massime di venticinque/ventisei, lo smog, le polveri sottili, il PM (chiamatelo come volete) ave­va di già oltrepassato la soglia di guardia.
I riscaldamenti centralizzati ed autonomi erano mille miglia dall'essere accesi.
Ed allora significa che (oltre i riscaldamenti che senz'altro contribuiscono) vi sono altre cause, altre ragioni, che inquinano.
Quali siano probabilmente tutti noi lo vediamo percorrendo le strade della nostra città.
Macchine che sputano un nero denso pesante e le macchine stesse hanno il parafango posteriore in­cropato di nero; molti mezzi pubblici cié gli au­tobus pure sparano una nube densa e maleodoran­te: almeno a quanto ci dicono i ciclisti che girano per le nostre vie e che spesso tali autobus (oltre che le macchine diesel) hanno davanti.
Ed ora veniamo al punto dei riscaldamenti centra­lizzati.
Quando le caldaie andavano a carbone, l'inquina­mento di cui tutti noi siamo vittime non esisteva. D'accordo le tecniche di accertamento non erano così sofisticate come adesso, lo conveniamo. Ma le caldaie a carbone andavano notte e giorno, senza interruzioni perché nelle caldaie si mantene­va anche durante la notte il focherello ed i camini centralizzati (che noi vediamo svettare sui palazzi) si mantenevano tiepidi, forse più che tiepidi; Ed ora invece con il raffinato metano; con il meno raffinato gasolio la fascia "E" della normativa alla quale appartiene la nostra città, ci obbliga a fare, cioè ad erogare il riscaldamento per un massimo di quattordici ore.
Ed i camini centrali, dalle ventidue di sera all'incir­ca alle sei del mattino dopo, diventano freddi; spe­cie se durante la notte (e succede!) la temperatura scende sotto lo zero.
Chi abbia lo sfizio di affacciarsi la mattina alle sei da una finestra di un qualsiasi immobile della no­stra città, vedrà a tale ora i camini delle case cir­convicine partire emettendo un "densone" cioè un fumo più o meno nero anche dove il funziona­mento è a metano.
Ed allora ci viene in mente la massaia che metten­do l'acqua ghiacciata sul fornello impiega un sacco di tempo a riscaldarla; mentre se mette l'acqua che scende dal rubinetto di casa (non ghiacciata) im­piega molto meno tempo a riscaldarla.
Lo stesso principio (chi non la pensa così e con prove certe sciolga la nostra fissazione) vale per i camini.
Il camino freddo per centottanta giorni butta una quantità di inquinante galattica; il camino tiepido ne butta la millesima parte.
Senza contare che mantenendo il regime caldaie ad una gradazione 50/55 gradi onde evitare che fac­ciano condensa; anziché portarlo nel corso delle giornate a 70 gradi o giù di E si risparmierebbe combustibile.
E con quel che costano gasolio e anche metano, non sarebbe certo male.
Dai tecnici del riscaldamento e ve ne sono tanti primari in ANACI e fuori di ANACI una riflessio­ne ed un consiglio.
Ché, se la nostra teoria fosse corretta, ANACI Milano si farebbe portatrice di interrogazione in tal senso a Comune Provincia e Regione.
Dario Guazzoni