GIUSEPPE RIGOTTI
Si parla spesso di rispetto del codice deontologico, soprattutto nelle relazioni professionali, tanto che tutte le associazioni ne adottano uno proprio, che di solito fa parte dello statuto, in quanto condizione necessaria per qualsiasi tipo di legittimazione pubblica.
Ma nella pratica professionale, non c'è niente di più violato del codice deontologico, nonostante associazioni, ordini, albi e collegi abbiano al loro interno organismi di controllo dei propri iscritti o associati, con poteri sanzionatori.
Riferirsi al codice deontologico è una specie di catarsi: in qualsiasi discorso non manca mai l'enfasi sulle regole, si fanno accorati appelli sull'obbligo della loro osservanza, ma tutto finisce qui, l'oratore di turno ritorna in pace con la propria coscienza e ognuno continua a fare come crede.
Così come in tante altre occasioni, forse si è ragionato poco sui significati che vengono dati alla deontologia.
La deontologia è una delle scuole di pensiero che appartiene all'Etica, quella parte della filosofia che studia la condotta morale dell'uomo e i criteri per valutarla; in altri termini, è il complesso delle norme morali e di comportamento proprie di un individuo o di un gruppo.
La deontologia, nella sua versione classica, si concentra sui diritti dell'individuo, che sono prevalenti rispetto a quelli della società (il c.d. imperativo categorico secondo il quale se ritirare un prodotto dal mercato perché dannoso alla salute pubblica comporta la bancarotta per l'impresa, allora questa deve fallire).
Nella versione professionale, la deontologia è un corpus formalizzato di regole di autodisciplina e di comportamento, al quale si deve lo sviluppo stesso dell'immagine professionale.
Sugli effetti della deontologia, però, in letteratura ci sono tesi discordanti.
Poiché la deontologia caratterizza una professione, anche dal punto di vista ideologico, concorre a distinguere nettamente tale professione da qualsiasi altra.
Ciò dovrebbe garantire l'unità della professione, la coesione interna, la collaborazione tra i membri della stessa associazione professionale.
Lascio al lettore il giudizio se, nella pratica quotidiana, ciò accade.
Quindi, si può affermare che le deontologie professionali, proprio perché esaltano un modello professionale, tendono a legittimare i privilegi degli appartenenti a quella professione, piuttosto che a regolare i loro comportamenti e tutelare il cliente.
Ed è per questo che, nel rapporto con il cliente, dobbiamo ritrovare i valori dell'etica.
Oggi il mercato dei servizi è passato da una logica di prodotto/servizio a una logica di relazione/servizio, e questo ci spiega l'importanza dell'attenzione al cliente, che per noi è fondamentale ai fini del riconoscimento e della legittimazione della nostra attività.
È questa la ragione per cui il comportamento del fornitore del servizio (cioè noi) debba essere ispirato a regole morali che si riferiscano a consolidati principi di correttezza e rispetto; in altri termini, il rapporto tra il cliente e il fornitore del servizio [cioè tra noi e i condomini] dev'essere ispirato all'etica.
Quali sono le questioni che nel nostro lavoro contraddicono i principi etici? Senza scomodare la filosofia ed i principi morali, quando scegliamo il nostro tornaconto e non l'interesse del cliente.
Tentazioni imprenditoriali assieme ai parenti, fornitori con i quali intratteniamo interessi diversi, promesse non mantenute, i favoritismi. È un elenco purtroppo molto lungo.
Ma i colleghi si chiederanno: perché dobbiamo noi essere gli unici ingenui che guardano a queste cose, in un paese dove i furbetti del quartiere sono la regola e non l'eccezione?
Perché se vogliamo diventare professionisti veri, dobbiamo impostare il nostro lavoro e la nostra organizzazione secondo i principi della qualità etica.
Lo so, noi tutti cerchiamo di essere corretti con i nostri clienti, però l'opinione pubblica continua a diffidare, mette in discussione la nostra categoria.
Questo vuol dire che solo la buona volontà non basta, bisogna agire diversamente.
Il cliente/consumatore sta sviluppando un nuovo modo di intendere l'acquisto dei servizi, che sceglie non solo in base alla qualità, prezzo, caratteristiche dell'offerta, ma anche in base al comportamento dell'impresa che li offre (consumo critico), e questo conferma la logica di relazione.
Per questo, la nostra categoria dovrebbe dotarsi di un Codice Etico, un codice di comportamento che ci impegni a garantire al nostro cliente uno standard di prestazioni che vadano nel suo interesse.
Qui non si tratta di costruire una nuova versione del mansionario dell'amministratore, da condividere con l'organizzazione sindacale di turno solamente per una questione di opportunismo e di facciata, ma di capire, una volta per tutte, che il cliente è il centro della nostra attività (e non noi) e che l'organizzazione del nostro lavoro deve concentrarsi sulle sue necessità, sui suoi interessi e sulle sue esigenze, ci piacciano o no.
Un Codice Etico, in linea generale, si sviluppa su quattro livelli:
Il primo riguarda i principi che definiscono il ruolo e i compiti dell'esercente l'attività e i modi per realizzarla;
Il secondo riguarda le norme etiche per le relazioni dell'esercente l'attività con i vari stakeholder (consumatori, fornitori, dipendenti, etc.);
Il terzo fa riferimento agli standard etici di comportamento, tra i quali: Principio di legittimità morale, Equità ed eguaglianza, Tutela della persona, Diligenza, Trasparenza, Onestà, Riservatezza, Imparzialità
Il quarto livello riguarda le sanzioni previste per quanti violano le norme.
A questo punto il lettore osserverà come alcune di queste belle intenzioni siano già previste dal nostro Codice Deontologico, ma va osservato come, ancora una volta, si sia fatta confusione sui contenuti degli strumenti normativi che ci siamo dati.
Vale la pena ribadire che il Codice Deontologico è un dispositivo interno, cioè deve riguardare esclusivamente il comportamento dell'associato nei confronti dell'Associazione e degli altri associati.
Il Codice Etico, invece, dev'essere distinto, perché è pubblico, nel senso che si rivolge alla società civile, cioè, nel nostro caso, al cliente/condomino, ai fornitori e alle istituzioni ed è un mezzo per garantire la gestione equa ed efficace dei rapporti economici, delle transazioni e delle relazioni umane, in modo da creare fiducia all'esterno.
La scelta etica rappresenta un impegno assai difficile, da soli avremo molte difficoltà ad adattare il nostro lavoro a questi principi, mentre potrebbe dare impulso a questo rinnovamento la definizione di un Codice Etico a livello associativo, da assumere come riferimento per l'intera categoria.
Sarebbe una grande occasione per dare risalto alla nostra professionalità.
È un idea, beninteso.