DARIO GUAZZONI
Il maggior quotidiano italiano dedica due pagine alle problematiche
del condominio e premia la serietà Anaci. Il Legislatore non può più tacere
E' la mattina di giovedì sette e alle otto ti ritrovi sul telefonino un messaggio dell'amico vice presidente vicario Claudio Bianchini "Leggi subito il Corriere, pagina dodici e tredici; si parla di noi".
Lo chiamo e Claudio mi dice (è senz'altro più mattiniero del sottoscritto!) di avere già sfogliato il Corrierone dove alla professione dell'amministratore ed ai relativi problemi sono dedicate ben due pagine.
In occhiello di prima pagina lo notiamo subito in edicola è scritto "Condomini, il boom degli amministratori".
Ed intanto, non è la prima volta che i giornalisti (spiace dirlo perché anche noi facciamo parte della categoria) peccano di ignoranza.
Il plurale di condominio è CONDOMINII, con due I; mentre CONDOMINI con una I sola è il plurale di condomino.
Transit! evidentemente i maestri e le maestre elementari delle nuove generazioni avrebbero bisogno (anziché imporle ai propri allievi) di qualche personale ripetizione da parte nostra che costituiamo la parva senectus!
Ma proseguiamo: l'articolista si sofferma sul numero folle in Italia degli amministratori: trecentomila!
I dati provengono da una rilevazione del CEPI uno dei tanti istituti evidentemente dove i burocrati imperano; ove nei salotti vellutati di rosso si ritiene di poter imperare.
Di questi trecentomila, l'articolista poi scende (ed è qui che finalmente sta il vero) a quarantamila professionisti; veri professionisti e non dilettanti. Che dilettanti, cioè amministratori degli altri duecentosessantamila sono coloro i quali amministrano l'immobile in cui abitano.
E dei quarantamila, settemila aggiunge l'articolista sono associati ANACI.
E puntualmente, qui gli siamo grati.
A dispetto di altre associazioni di categoria che pubblicizzano di avere venti/trentamila associati il Corriere evidenzia che quasi il venti per cento degli amministratori professionisti (precisamente il diciassette e cinquanta per cento) sono associati ANACI.
E qui, e gliene siamo grati, ci rende quella giustizia e quella considerazione che ANACI si merita.
E prosegue riportando la voce di un cittadino "partecipo ai corsi ANACI e posso dire che sono molto impegnativi due ore settimanali da ottobre a maggio - si parla di ANACI Milano - con materie che spaziano da Codice Civile ai regolamenti condominiali fino alla parte più pratica".
E qui, soffermandoci su quanto detto, siamo veramente grati all'articolista.
Nessuna delle altre ASSOCIAZIONI concorrenti (che rispettiamo) è in grado di dare come cultura, aggiornamento e professionalità quanto dà ANACI.
Costituendo il condominio l'ottanta per cento della proprietà immobiliare italica, nell'amministrazione del condominio non si può più essere dei dilettanti come sino ad una ventina d'anni orsono.
L'amministratore professionale quali sono i giovani ed i meno giovani che frequentano ANACI debbono avere una pluralità di conoscenze onde evitare che in Condominio sorgano il dissenso, l'incomprensione e la lite.
Ed oltre alla cognizione di diritto del lavoro, di diritto amministrativo, di sicurezza nel cantiere, di assicurazione, di impiantistica in genere l'amministratore deve avere una grande dote: deve essere anche psicologo per entrare nelle più svariate mentalità del macrocosmo condominiale che spazia dalla persona più modesta al big della cultura e della finanza.
Ed allora considerando finalmente l'importanza che il massimo quotidiano nazionale ha dato al problema condominio è ora che il Legislatore (a livello nazionale, regionale o provinciale) prenda in esame la creazione di un registro che annoveri a pieno titolo coloro i quali amministrano professionalmente, che hanno partita IVA che hanno una iscrizione INPS ed INAIL per i dipendenti di studio, che alla emissione di ogni propria parcella o fattura, la si chiami come si vuole, anticipano allo Stato impositore il 20% della parcella stessa quale acconto di imposta.
E con questa ufficialità si pensi ad un tariffario professionale in modo che l'utenza cioè i condomini sappiano che certi compensi minimi, bassi, irrisori non possono essere corretti.
Perché gli studi professionali costano, il lavoro è pieno di insidie, il rapporto con la clientela talvolta è difficile; in certi ambienti, dicono i colleghi, addirittura drammatico.
Senz'altro il tariffario più corretto rispondente alle caratteristiche dell'immobile sarebbe a percentuale. Più lo stabile è impegnativo, più è dotato di servizi, il totale del rendiconto aumenta.
E quindi una percentuale sul totale del rendiconto aggirantesi attorno al cinque per cento, sarebbe senz'altro un compenso corretto per l'amministratore (ed anche aggiungiamo noi personalmente, che oltre che amministratori siamo condomini) di garanzia all'utenza di un giusto compenso per un corretto rapporto professionale.
Dario Guazzoni